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Casetti e Robol | studio legale associato Casetti e Robol | studio legale associato avvocati Salta al contenuto Home Lo Studio Chi siamo avv. Fabrizio Casetti avv. Marcella Robol Attività Diritto di famiglia Recupero crediti Risarcimento danni Tutela del consumatore Dove siamo Tariffe Contatti Schede pratiche E’ ora possibile separarsi, divorziare o modificare le precedenti condizioni di separazione o divorzio davanti all’Ufficiale di Stato civile. Il reato di guida in stato di ebbrezza il risarcimento dei danni da sinistro stradale intimare uno sfratto all’inquilino moroso l’assicurazione di tutela legale La separazione giudiziale dei coniugi Documenti Numeri utili Newsletter Consulenze Privacy Informazioni legali ← Articoli precedenti Finalmente una disciplina delle convivenze! di Marcella Robol Pubblicato il 25 maggio 2016 Embed from Getty Images L’aula della Camera ha approvato in via definitiva la proposta di legge S. 2081, d’iniziativa dei senatori Cirinnà ed altri, in materia di regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze. La seconda parte del provvedimento è dedicata alla disciplina della convivenza di fatto, istituto che può riguardare tanto coppie eterosessuali quanto coppie omosessuali. Sono definiti conviventi di fatto due persone maggiorenni, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Il provvedimento riconosce ai conviventi di fatto una serie di diritti, tra cui: il reciproco diritto di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali in ambito sanitario, analogamente a quanto previsto oggi per i coniugi e i familiari, la facoltà di designare (in forma scritta e autografa oppure, in caso di impossibilità, alla presenza di un testimone) il partner come rappresentante, con poteri pieni o limitati per l’assunzione di decisioni in materia di salute, anche in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere ovvero, in caso dimorte, per le scelte relative alla donazione di organi e alle modalità delle esequie. In caso di morte del proprietario della casa dove risiedono i conviventi, il convivente di fatto superstite ha il diritto di abitazione per 2 anni (che diventano 3 anni in caso di coabitazione di figli minori o di figli disabili del convivente superstite) o per un periodo pari alla durata della convivenza se superiore a 2 anni, e comunque fino ad un massimo di 5 anni. Attenzione però che il diritto di abitazione viene meno se il convivente superstite cessa di abitare stabilmente nella casa o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto. In caso di locazione dell’immobile in cui abitano i conviventi di fatto, il convivente di fatto in caso di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto può succedergli nel contratto. In ordine all’inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, il rapporto di convivenza viene equiparato a quello di coniugio ai fini di eventuali titoli o cause di preferenza nella formazione delle graduatorie stesse. I conviventi di fatto avranno quindi la stessa posizione dei coniugi. E’ stato introdotto nel codice civile l’articolo 230-ter per disciplinare i diritti del convivente nell’attività di impresa. La nuova disposizione riconosce al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa del partner il diritto di partecipazione agli utili commisurato al lavoro prestato. Tale diritto non sussiste qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato. E’ riconosciuta al convivente di fatto la facoltà di essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno del partner dichiarato interdetto o inabilitato o che presenti i requisiti per la nomina di un amministrazione di sostegno. Viene equiparata la convivenza di fatto al rapporto coniugale ai fini del risarcimento del danno da fatto illecito. In caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo, nell’individuazione del danno risarcibile alla parte superstite si dovranno applicare i medesimi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite. Il convivente di fatto avrà quindi gli stessi diritti del coniuge. I conviventi potranno sottoscrivere i contratti di convivenza. Si tratta di un accordo attraverso il quale i conviventi potranno disciplinare i loro rapporti patrimoniali. L’accordo dovrà avere la forma scritta, pena la nullità dello stesso, ossia atto pubblico o scrittura privata autenticata. In caso di scrittura privata, un notaio o un avvocato dovranno autenticare le firme e attestare la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico. Ai soli fini dell’opponibilità ai terzi, una copia dell’accordo deve essere trasmessa al comune di residenza per l’iscrizione all’anagrafe. Attraverso tale contratto le parti potranno stabilire la comune residenza, indicare le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, scegliere il regime patrimoniale della comunione dei beni (modificabile in qualunque momento nel corso della convivenza). Il contratto di convivenza si risolve, invece, nei seguenti casi: morte di uno dei due conviventi, recesso unilaterale o comune accordo, matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed una terza persona. In caso di cessazione della convivenza di fatto, il convivente bisognoso ha diritto a ricevere dall’altro gli alimenti ma tale diritto deve essere affermato da un giudice in presenza dei seguenti presupposti (mutuati dall’art. 438 del codice civile): il convivente versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento. La durata dell’obbligo alimentare, determinato dal giudice, è proporzionato alla durata della convivenza; la misura degli alimenti è quella prevista dal codice civile. La riforma antepone l’obbligo alimentare dell’ex-convivente a quello che grava sui fratelli e le sorelle della persona in stato di bisogno. Pubblicato il novità normative, Senza categoria | Lascia un commento E-commerce: obbligatorio segnalare la piattaforma europea per l’ODR di Fabrizio Casetti Pubblicato il 20 marzo 2016 Dal 15 febbraio 2016 è possibile accedere alla nuova piattaforma europea per l’ADR (Alternative Dispute Resolution) per le controversie relative agli acquisti effettuati on-line, accessibile qui. L’ADR è un sistema alternativo di risoluzione delle controversie che non prevede il ricorso ad un Giudice. Nel caso in esame, la procedura viene svolta on line ed è pertanto definita ODR (OnLine Dispute Resolution). Infatti tutta la procedura può essere svolta via internet e ciò appare molto utile soprattutto nel caso di acquisti trans-frontalieri. Dal sito Internet sopra indicato, si potranno effettuare i seguetni passaggi: creazione e invio del reclamo accordo sull’organismo di risoluzione trattamento del reclamo da parte dell’organismo di risoluzione soluzione e chiusura del reclamo. Tale priattaforma è prevista e disciplinata dal Regolamento UE 524/2013. L’art. 14 di tale Regolamento prevede inoltre che i professionisti che forniscono prodotti o servizi online, devono segnalare ai consumatori l’esistenza di questa piattaforma ODR ed inserire un link, facilmente accessibile, alla stessa. Pubblicato il Senza categoria | Lascia un commento Apple, il terrorista e la privacy di Fabrizio Casetti Pubblicato il 21 febbraio 2016 Un Giudice americano ha ordinato ad Apple di collaborare con l’FBI per accedere all’iPhone 5C di un terrorista della strage di San Bernardino, al fine di bypassare la funzione di auto – cancellazione dei dati; permettere all’FBI di inserire (tentativi di) password; impedire che il software del telefono inserisca pause tra un tentativo e l’altro di password (pause che impedirebbero di accedere al telefono in tempi rapidi) In pratica, Apple dovrebbe creare un software, una sorta di nuova versione del proprio sistema operativo, che permetta di accedere all’iPhone del terrorista e leggere i dati in esso contenuti. Apple si è opposta a questa richiesta con una lettera aperta che è possibile leggere qui. Si sta discutendo molto su questa decisione. Chi evidenzia l’importanza della privacy degli utenti, chi sottolinea che Apple sta difendendo più la propria immagine che la privacy degli utenti, chi – infine – vede la scelta di Apple come contraria alla lotta al terrorismo. In realtà, le problematiche sollevate da questa decisione di Apple vanno ben oltre la singola questione dell’accesso al telefono del terrorista. Oggi discutiamo di questa decisione di Apple e vi sono opinioni contrapposte, perché si tratta del telefono di un terrorista, di qualcuno che può essere definito “cattivo”, che si può identificare col male, mentre tutto quello che si fa per contrastare questo “male” viene percepito come “bene”. Ed entrare nel telefono di un terrorista non viene percepito come violazione della privacy, dato che serve per raggiungere uno scopo “buono” (in realtà delle generiche indagini) e tanto… è la privacy di un terrorista. E se Apple si rifiuta passa quasi automaticamente dalla parte dei cattivi, di quelli che non vogliono opporsi in ogni modo al “male” del terrorismo. Apple si rende conto di questo rischio e ci tiene a precisare che è contraria agli atti di terrorismo e che ha già collaborato con le autorità e nel passato ha fornito le informazioni che gli venivano richieste. Ma questo caso è diverso. Qui non si tratta di fornire informazioni su un terrorista. Qui si tratta di creare un software che permetta di accedere al quel singolo iPhone ed a tutti gli iPhone. Apple rifiuta la propria collaborazione in difesa dei diritti dei prorpi utenti. Il problema però riguarda tutti e non solo gli utenti Apple. Snowden ci ha fatto conoscere le intercettazioni di massa compiute dall’NSA, e le tecniche di criptazione dei dati dei telefoni sono anche la reazione a questa indiscriminata e generalizzata violazione della privacy. Appoggiare la scelta di Apple, significa appoggiare una scelta a favore della nostra privacy. Come la prenderemmo se non parlassimo del telefono di un terrorista, ma del nostro telefono? E non pensiamo di non avere nulla da nascondere. Forse che facciamo entrare degli sconosciuti in casa nostra? Forse che gli mostriamo i nostri documenti, le nostre foto, quelle dei nostri figli? Qualcuno ha detto che si dovrebbe cercare di rendere più sicuri i telefoni dalle intrusioni degli hacker e dei terroristi, piuttosto che preoccuparsi della privacy dei telefoni dei terroristi. Ma il problema è lo stesso. Una volta che si è reso disponibile un software che permette di accedere al telefono del terrorista, lo stesso software può essere utilizzato per accedere al nostro telefono. La tecnologia non distinge tra bene e male. Non cadiamo quindi nel “trucco” dell’FBI che ci mostra i diritti del terrorista come qualcosa di diverso dai nostri diritti perché il terrorista è “cattivo”. I diritti non sono buoni o cattivi, non sono di serie A o di serie B a seconda delle persone cui si riferiscono. Ed il diritto del terorista – per quanto possa non farci piacere – è esattamente identico al nostro diritto ed ogni diminuzione dei diritti del terrorista è una diminuzione dei nostri diritti. Pubblicato il internet, privacy | Lascia un commento Il macaco, il selfie ed il diritto d’autore di Fabrizio Casetti Pubblicato il 25 gennaio 2016 Credits: Wikimedia Di Self-portrait by the depicted Macaca nigra female; rotated and cropped by David Slater. See article. (Daily Mail) [Public domain] Ultimamente, il diritto d’autore non rischia di far annoiare, dato che le vidende che lo vedono protagonista appaiono sempre più “strane” e paradossali. Qualche anno fa, nel 2011, il fotografo David Slater, mentre stava fotografando un gruppo di macachi, si vide sottrarre la macchina fotografica da uno di questi che scattò alcune foto a caso e si fece anche alcuni selfie. Uno di questi selfie venne particolarmente bene ed il fotografo, rientrato in possesso della macchina fotografica, lo pubblicò come proprio e la foto ebbe un discreto successo. Ma di chi era la foto? Del macaco che l’aveva scattata o del fotografo proprietario della macchina fotografica? In America hanno pensato bene di farci una causa… La PETA – un’associazione animalista – ha fatto causa a nome del macaco al fotografo, per violazione del diritto d’autore. Non è uno scherzo, è tutto vero. Si tratta della causa Case 3:15-cv-04324-WHO promosso avanti il Northern Distric of California. La PETA sosteneva che il macaco aveva il diritto di esercitare il diritto d’autore nello stesso modo e con la stessa ampiezza di ogni altro autore (Naruto has the right to own and benefit from the copyright in the Monkey Selfies in the same manner and to the same extent as any other author). La causa è durata qualche mese, con lunghi scritti delle parti coinvolte che sostenevano o negavano che un macaco potesse vantare diritti d’autore. Pochi giorni fa, il 6 gennaio 2016, il Giudice William H. Orrick ha posto fine alla questione stabilendo che, se il Presidente ed il Congresso possono estendere la protezione della legge agli animali, non vi è alcun indizio che lo abbiano fatto per quanto riguarda la legge sul diritto d’autore (while Congress and the President can extend the protection of law to animals as well as humans, there is no indication that they did so in the Copyright Act). Di conseguenza, il ricorso della PETA è stato respinto. PS: La questione non è comunque semplice: la foto in cima all’articolo è tratta da Wikimedia che ritiene che questa foto sia in pubblico dominio “in quanto frutto del lavoro di un animale non umano, non vi è alcun autore umano a cui possa applicarsi il diritto d’autore“. E la descrive come “Autoscatto di una femmina di cinopiteco (Macaca nigra) effettuato nel Sulawesi Settentrionale, in Indonesia. Il cinopiteco ha rubato la macchina fotografica dal fotografo David Slater e si è fotografato con essa.” Ed alla voce autore così precisa: “Self-portrait by the depicted Macaca nigra female; rotated and cropped by David Slater“. Pare, però, che l’ultimo aggiornamento della pagina risalga a settembre 2014, ben prima della sentenza di cui sopra. Ci saranno aggiornamenti a breve? Pubblicato il diritto d'autore | Lascia un commento Un giallo sul diritto d’autore (con due morti, due autori ed una curatrice) di Fabrizio Casetti Pubblicato il 3 gennaio 2016 Il titolo è irrispettoso, ma il caso è interessante. Si tratta della vicenda che ha per oggetto i diritti d’autore (o meglio: i diritti di utilizzazione econonomica) del Diario di Anna Frank. Premessa: i diritti di utilizzazione economica di un’opera letteraria durano fino a settanta anni solari dopo la morte dell’autore (art. 25 Legge sul diritto d’Autore, ma la normativa è simile in quasi tutto il mondo) Di conseguenza,il primo gennaio di ogni anno cadono in pubblico dominio una serie di autori. I fatti in breve: il primo gennaio di quest’anno sarebbe dovuto cadere in pubblico dominio anche “Il Diario di Anna Frank”, dato che l’autrice è morta nel 1945 ed i settanta anni solari andavano quindi a scadere alla mezzanotte del 31 dicembre 2015. Però, qualche mese fa, la Fondazione che detiene i diritti del libro ha fatto sapere che co-autore del libro è anche Otto Frank, padre di Anna. Di conseguenza, i diritti di utilizzazione economica andranno a scadere 70 anni solari dopo la morte di Otto Frank (avvenuta nel 1980). In base a quale norma? In base agli artt. 10 e 26 della Legge sul Diritto d’Autore che stabiliscono che “Se l’opera e’ stata creata con il contributo indistinguibile ed inscindibile di piu’ persone, il diritto di autore appartiene in comune a tutti i coautori” (art. 10) e che “La durata dei diritti utilizzazione economica spettanti a ciascuno dei coadiutori o dei collaboratori si determina sulla vita del coautore che muore per ultimo” (art. 26) Quindi dobbiamo aspettare il 2050 perché il Diario di Anna Frank cada in pubblico dominio. O forse di più? Perché, come in ogni giallo che si rispetti, c’è un colpo di scena. Se si visita il sito della Fondazione Anna Frank, si scopre che vi è il testo originale del Diario, scritto di pugno da Anna Frank, e due ulteriori adattamenti dello stesso, il primo del 1947 realizzato da Otto Frank ed il secondo del 1991 realizzato da Mirjam Pressler. E la Fondazione si premura di spiegare che Otto Frank e Mirjam Pressler, sono i titolari dei diritti d’autore di questi adattamenti che “trasformano gli scritti originali di Anna Frank in versioni leggibili”. E pertanto, quando nel 2050 scadranno i diritti di sfruttamento economico della versione di Otto Frank, resteranno ancora in piedi i diritti relativi alla versione di Mirjam Pressler (che al momento è viva). Ma non possiamo farci mancare un altro colpo di scena. In realtà, non è un vero colpo di scena, ma una regola del diritto d’autore a cui magari non si pensa. Infatti, il Diario è stato scritto in olandese e pertanto il 1 gennaio 2016 sarebe caduta in pubblico dominio la versione in olandese (ed infatti, chi ha ritenuto fosse caduto in pubblico dominio ha pubblicato la versione in olandese http://isabelleattard.fr/blog/2015/12/vive-anne-frank-vive-le-domaine-public/). Ma non la versione italiana. Infatti, l’art. 4 della Legge sul Diritto d’Autore tutela anche la traduzione ritenendola un’opera dell’ingegno: sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua e quindi vanno riconosciuti i diritti d’autore anche al traduttore. E la prima traduzione italiana è stata fatta da Arrigo Vita nel 1954… Poi, se vi siete incuriositi, non è dificile reperire in rete la versione italiana; ma sappiate che state violando il diritto d’autore. Pubblicato il diritto d'autore | Taggato come diritto d'autore | Lascia un commento La consulenza gratuita di Fabrizio Casetti Pubblicato il 26 novembre 2015 Pubblico qui un ironico flowchart creato dal collega Simone Aliprandi (http://aliprandi.blogspot.it/), che spiega meglio di tante parole perché si devono pagare le consulenze di chi svolge una professione intellettuale (non solo avvocati, ma anche ingegneri, medici, architetti, etc.). Pubblicato il Senza categoria | Lascia un commento Settimo: non rubare di Fabrizio Casetti Pubblicato il 4 settembre 2015 By Viewminder licenza Creative Commons BY-NC-ND “Dove ha preso questa foto che ha messo sul suo sito?” “L’ho trovata in internet” “Ma di chi è? Ha il permesso di usarla?” “Boh, era su internet… A proposito, ho fatto un piccolo video con mie riprese e foto ed ho aggiunto una canzone famosa, va bene o rischio qualcosa?” Questa è una conversazione che mi capita di fare abbastanza spesso ed il cliente si stupisce della risposta: “Sì, rischi una denuncia per violazione del diritto d’autore e pure una richiesta di risarcimento”. Partiamo dall’inizio. Non è possibile appropriarsi ed uilizzare tutto quello che si trova in internet. Abbiamo già parlato dell’utilizzo delle fotografie che si trovano in internet. Lo stesso vale per i filmati o per la musica. Il diritto d’autore tutela il lavoro che è stato fatto dall’artista e vieta l’utilizzo di questo lavoro (foto, video, musica, testi, etc.) se non autorizzato. Il che però non ci impedisce di trovare immagini, filmati o musiche che possiamo utilizzare senza violare il diritto d’autore. Per far ciò ci vengono in aiuto le licenze Creative Commons. Le licenze Creative Commons sono uno strumento tramite cui il titolare dei diritti concede determinati permessi ai licenziatari” (come descritto sul sito Creative Commons italiano) Non sono l’unica modalità di circolazione delle opere “alternativa” alle normali regole del diritto d’autore, ma probabilmente la più famosa. Ma dove possiamo trovare opere con licenza Creative Commons? In parte ci può aiutare Google. Si deve effettuare una ricerca avanzata e nella casella “Diritti di utilizzo” selezionare “risultati utilizzabili o condivisibili liberamente” oppure “risultati utilizzabili, condivisibili o modificabili liberamente” eventualmente anche a scopo commerciale. L’elenco dei risultati sarà formato da contenuti liberamente utilizzabili. Non sono necessariamente risultati con licenza Creative Commons, ma probabilmente la maggior parte sì, dato che si tratta delle licenze più comuni. Attenzione, però: liberamente utilizzabili non significa che possiamo farne ciò che vogliamo o che possiamo spacciarli per nostri. Occorrerà verificare per ogni risultato quali sono i diritti che ci concede l’autore. Come minimo sarà necessario attribuire l’opera e quindi indicarne l’autore. Personalmente, come per alcune foto di questo blog, inserisco il link alla URL dell’immagine originale ove si può trovare anche la licenza di utilizzo. Le opere distribuite con licenza Creative Commons permettono diversi tipi di utilizzo che sono specificati nel Legal Code (la licenza vera e propria scritta in “legalese”), ma risultano facilmente comprensibili grazie al Commons Deed (la “licenza per essere umani”) sintetizzata in poche righe e facilmente individuabile grazie ad un immagine Si riportano qui i vari tipi di licenze così come descritte sul sito di Creative Commons: Attribuzione CC BY Questa licenza permette a terzi di distribuire, modificare, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base, anche commercialmente, fino a che ti diano il credito per la creazione originale. Questa è la più accomodante delle licenze offerte. é raccomandata per la diffusione e l’uso massimo di materiali coperti da licenza. Vedi la sintesi della licenza | Vedi il testo legale Attribuzione – Non opere derivate CC BY-ND Questa licenza permette la ridistribuzione, commerciale e non, fintanto che viene trasmessa intera ed invariata, dandoti credito. Vedi la sintesi della licenza | Vedi il testo legale Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo CC BY-NC-SA Questa licenza permette a terzi di modificare, redistribuire, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base non commerciale, fino a che ti diano il credito e licenzino le loro nuove creazioni mediante i medesimi termini. Vedi la sintesi della licenza | Vedi il testo legale Attribuzione – Condividi allo stesso modo CC BY-SA Questa licenza permette a terzi di modificare, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base, anche commercialmente, fino a che ti diano il credito per la creazione originale e autorizza le loro nuove creazioni con i medesimi termini. Questa licenza è spesso comparata con le licenze usate dai software opensource e gratuite “copyleft”. Tutte le opere basate sulla tua porteranno la stessa licenza, quindi tutte le derivate permetteranno anche un uso commerciale. Questa è la licenza usata da Wikipedia, ed è consigliata per materiali che potrebbero beneficiare dell’incorporazione di contenuti da progetti come Wikipedia e similari. Vedi la sintesi della licenza | Vedi il testo legale Attribuzione – Non commerciale CC BY-NC Questa licenza permette a terzi di modificare, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base per altre non commerciali, e benché le loro nuove opere dovranno accreditarti ed essere non commerciali, non devono licenziare le loro opere derivative con i medesimi termini. Vedi la sintesi della licenza | Vedi il testo legale Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate CC BY-NC-ND Questa licenza è la più restrittiva delle nostre sei licenze principali, permettendo a terzi soltanto di scaricare le tue opere e condividerle ad altri fino a che ti diano il giusto credito, ma non possono cambiarle in nessun modo od utilizzarle commercialmente. Vedi la sintesi della licenza | Vedi il testo legale Altro sito molto utile per trovare immagini che si possono utilizzare è Flickr. Anche in questo caso potremo fare una ricerca e poi scremare i risultati in base al tipo di licenza. Una volta selezionata l’immagine di nostro interesse, verificheremo che diritti di utilizzo ci concede l’autore e quindi come potremo inserirla nel nostro sito o blog. Ma se avessimo bisogno di altre opere, come video o brani musicali? Forse l’opzione più semplice è cercare attriverso il sito di Creative Commons, tramite la pagina https://search.creativecommons.org/. Non è un vero motore di ricerca, ma permette di accedere agli strumenti di ricerca forniti da altre organizzazioni indipendenti (tra gli altri Flick e Google Images per le immagini, Soundcloud e Jamendo per la musica, YouTube per i video, etc.) Anche in questo caso valgono le avvertenze descritte sopra: una volta trovato il brano o il video che ci interessa bisogna verificare che licenza è utilizzata ed usare l’opera secondo i diritti che ci vengono concessi da quella licenza. (Si ringrazia Simone Aliprandi, probilmente il miglior divulgatore in materia di licenze Creative Commons, i cui libri sono una preziossima risorsa. Qui il suo sito) Pubblicato il informazioni pratiche, internet | Lascia un commento Aumentato il limite di reddito per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato (agosto 2015) di Fabrizio Casetti Pubblicato il 1 settembre 2015 photo by S.A. Con decreto del 7 maggio 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 agosto 2015, il limite di reddito per accedere al patrocinio a spese dello Stato è stato aumentato ad € 11.528,41. (In parole semplici, se avete un reddito inferiore ad € 11.528,41 potete chiedere di essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato e non pagare l’avvocato). Pubblicato il informazioni pratiche, novità normative | Lascia un commento Scheda pratica separazione e divorzio dall’ufficiale di stato civile di Fabrizio Casetti Pubblicato il 19 maggio 2015 by hyphenmatt licenza CC BY-SA 2.0 Abbiamo inserito una nuova scheda pratica con (tutte) le informazioni per separarsi, divorziare o modificare le precedenti condizioni di separazione o divorzio davanti all’Ufficiale di Stato civile. Pubblicato il Senza categoria | Lascia un commento Internet, il Ministero della Giustizia ed i comportamenti devianti di Fabrizio Casetti Pubblicato il 12 maggio 2015 foto di satoschi Il Ministero della Giustizia ha pubblicato sul proprio sito un Glossario dei comportamenti devianti online, mischiando comportamenti definiti “a rischio” con condotte penalmente rilevanti. Qui un interessante commento di Massimo Mantellini che sottolinea che “molti dei reati citati del glossario sono reati comuni la cui messa in opera necessita di frequentazioni reali e non ha alcuna relazione con Internet” e che questo glossario mantiene “ben netta la distanza fra due mondi [quello reale e quello di internet, NdR] che oggi sono diventati il medesimo per quasi tutti“. Pubblicato il internet | Lascia un commento ← Articoli precedenti Iscriviti alla mailing list. Email Address : Leggi l'informativa sulla privacy Articoli recenti Finalmente una disciplina delle convivenze! E-commerce: obbligatorio segnalare la piattaforma europea per l’ODR Apple, il terrorista e la privacy Il macaco, il selfie ed il diritto d’autore Un giallo sul diritto d’autore (con due morti, due autori ed una curatrice) Ricerca per: Commenti recenti Fabrizio Casetti su il risarcimento dei danni da sinistro stradale DANIELA TERESA su il risarcimento dei danni da sinistro stradale Settimo: non rubare | Casetti e Robol | studio legale associato su Cosa fare se utilizzano una tua foto senza chiedertelo? Scheda pratica separazione e divorzio dall’ufficiale di stato civile | Casetti e Robol | studio legale associato su E’ ora possibile separarsi, divorziare o modificare le precedenti condizioni di separazione o divorzio davanti all’Ufficiale di Stato civile. 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